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DiLorenzo Pierobon

Alva Noto e il canto mongolo alla biennale di Venezia 2019

L’artista tedesco parteciperà al progetto “a TEMPORALITY”, un lavoro interdisciplinare focalizzato sull’antica tradizione del canto di gola mongolo. Ecco di che si tratta

Quella in programma dall’11 maggio al 24 novembre 2019 sembra essere una 58. Mostra Internazionale d’Arte di Venezia all’insegna anche della musica. Riflessione spontanea, questa, che giunge dopo le ultime news in merito alle partecipazioni nazionali alla rassegna lagunare: pochi giorni fa vi svelavamo le prime anticipazioni di Chromo Sapiens, la grande installazione ambientale che l’artista Hrafnhildur Arnardóttir/Shoplifter porterà a Venezia in rappresentanza dell’Islanda in cui lo spazio viene trasformato in una sorta di caverna dove colori, suoni e texture dall’effetto quasi psichedelico. Accompagnerà il progetto un lavoro sonoro appositamente commissionato alla band metal islandese HAM, che amplificherà i sensi e la fruizione dei visitatori del Padiglione. Ma a sbaragliare le carte ci pensa – a sorpresa – la Mongolia, che per la propria partecipazione alla Biennale ha pensato di coinvolgere uno tra i sound artist più noti al mondo, ovvero Carsten Nicolai (Chemnitz, 1965).

CARSTEN NICOLAI E IL CANTO MONGOLO

Protagonista del Padiglione sarà il canto di gola mongolo, un’antica pratica di vocalizzi complessi che si traduce in più toni che si susseguono contemporaneamente in un coro di diverse voci. Il progetto pensato per Venezia, a TEMPORALITY, è un lavoro di gruppo interdisciplinare, guidato dall’artista mongolo E. Jantsankhorol, che creerà un ambiente in cui gli artisti possono lavorare ed esibirsi in forme ispirate al canto armonico, con suoni da registrare e installare durante la Biennale. Tra gli artisti invitati a interagire c’è anche il già citato Nicolai, alias Alva Noto, sound artist e produttore tedesco di musica elettronica che lavorerà con un gruppo di “cantanti di gola” a Ulan Bator, capitale della Mongolia, e porterà i risultati a Venezia in occasione dell’opening della rassegna.

TRADIZIONE E MODERNITÀ

Curato da Gantuya Badamgarav, a TEMPORALITY riflette sul rapporto tra il canto di gola e la natura e i modi in cui è stato usato per comunicare. “Oggigiorno l’interazione tra uomo e natura è quasi estinta”, si legge nella nota stampa del progetto. “Abbiamo creato gli ambienti umani che ci circondano, come blocchi di cemento, vetri, pannelli e asfalti con cui interagire. Il canto di gola, al contrario, è più leggero e pesante di tutto ciò”.

– Desirée Maida

ARTICOLO ORIGINALE  attribune.com