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DiLorenzo Pierobon

Cosa significa educare ai valori? (Diego Miscioscia)

di Diego Miscioscia, psicologo e psicoterapeuta

Dare significato alla propria vita facendo riferimento a valori profondi in cui crediamo rappresenta una delle principali condizioni di serenità e benessere per ogni essere umano. A volte si confonde il benessere legato al possedere dei valori con il possesso di una buona educazione. In realtà, si tratta di cose completamente diverse: un adulto può essere ben educato nelle relazioni sociali e spietato con i propri figli o con la propria moglie.

Questo è il primo anno in cui in Italia è obbligatorio l’insegnamento dell’Educazione Civica. Ma, quanti insegnanti e quanti genitori hanno in mente quali sono le basi naturali di questa disciplina? E’ forse sufficiente inculcare nei bambini e nei ragazzi alcuni principi etici per avere dei buoni cittadini? In effetti, così facendo, rischiamo soltanto di imporre dei comportamenti non sentiti da parte di chi cresce creandogli dei conflitti interni. In adolescenza, poi, quando una regola viene suggerita dagli adulti e non è sentita come propria da parte dei ragazzi, essi di solito tendono a fare proprio la cosa opposta. La vera educazione civica, invece, coincide col far maturare in ogni bambino e in ogni ragazzo delle parti di sé che favoriscono spontaneamente la sua adesione a comportamenti etici.

Non è per niente sufficiente, dunque, pensare per le nuove generazioni a un intervento nozionistico superficiale di qualche ora di Educazione Civica nell’ambito del loro curriculum scolastico. Tale operazione, infatti, rappresenterebbe soltanto una sorta di maquillage superficiale che nasconderebbe il vuoto affettivo e quindi etico a cui è condannato chi cresce all’interno dell’attuale cultura.

Ma cosa sono gli ideali e quali sono le loro basi naturali? E’ di questo che mi occupo nel libro di psicologia “I valori degli adolescenti. Nuove declinazioni degli ideali e ruolo educativo degli adulti” che uscirà con la casa editrice Franco Angeli nell’aprile del 2021.

Provo qui a riassumere quali sono le basi psicologiche che devono guidare un vero progetto di Educazione ai valori nel terzo millennio e le conseguenti implicazioni pedagogiche.

 

Maturazione etica e salute mentale

Vi è una stretta relazione tra la condizione di benessere psicologico e la piena maturazione etica. Questo doppio obiettivo, come rivelano gli studi più recenti della psicoanalisi e delle neuroscienze, si può affermare solamente attraverso lo sviluppo e l’integrazione di tutte le diverse parti del Sé e dei loro impliciti e differenti “sistemi di valore” (sistemi motivazionali o codici affettivi). Se un bambino, ad esempio, non vive un buon attaccamento alla madre, da adulto non svilupperà una base sicura e questo lo porterà a sentirsi sempre frustrato, insicuro e la sua relazione con gli altri sarà improntata sulla dipendenza o sul dominio. Oppure, se un bambino subirà rimproveri e minacce da parte dei genitori, le sue relazioni future saranno condizionate da vissuti paranoici e da atteggiamenti eccessivamente violenti nella gestione dei conflitti. Le sue parti del Sé ferite condizioneranno negativamente tutti i suoi valori.

Quando si lavora in ambito scolastico, dunque, la programmazione di un corso di Educazione ai valori si fa più complessa e implica strategie multi professionali, multi sistemiche e multi modali finalizzate a creare una condizione di democrazia affettiva. La programmazione di un percorso di Educazione ai valori, cioè, dovrebbe essere fatta coinvolgendo diverse figure professionali (insegnanti, psicologi, pedagogisti e formatori), condividendo gli obiettivi con altri sistemi educativi (oltre la scuola, la famiglia, gli ambiti sportivi, ricreativi e religiosi frequentati dai ragazzi, dando una certa importanza anche alla cultura giovanile con cui i ragazzi entrano in contatto) e infine, andrebbero privilegiate scelte metodologiche e strumenti che rafforzino al massimo la capacità dei ragazzi di saper scegliere.

 

Che cos’è la democrazia affettiva?

 La democrazia affettiva rappresenta una condizione d’equilibrio e armonia tra le diverse parti del Sé. Essa è alimentata da una tendenza naturale all’armonia interna ed esterna. Rappresenta, quindi, il correlato neurofisiologico di una cultura di pace. Tale modello, tuttavia, è ostacolato da difese disfunzionali e da tutto ciò che sul piano educativo e relazionale danneggia la maturazione delle diverse parti del Sé. Un educatore o un insegnante, dunque, se vogliono aiutare un bambino nel difficile compito evolutivo di sviluppare forti valori è necessario che sappiano innanzitutto fare un’attenta valutazione della sua condizione psicologica chiedendosi: che esperienze ha vissuto questa persona fino a questo momento? Ha subito traumi, violenze o lutti? I valori che un ragazzo arriverà a costruire spontaneamente, infatti, possono essere stati indeboliti o cancellati del tutto a causa di gravi frustrazioni o carenze subite nei primi legami infantili. A causa di queste ferite, dunque, al posto dell’autostima, del rispetto degli altri e della fiducia nel futuro, egli potrebbe sviluppare soprattutto tristezza, apatia, chiusura, rabbia, ansia, atteggiamenti manipolativi e di controllo. L’insicurezza potrebbe portarlo a rinunciare ai suoi impegni oppure a sviluppare un ideale distorto di perfezionismo. Se non s’interviene in tempo, dunque, difficilmente poi la realtà adulta riuscirà a modificare questi atteggiamenti e vissuti negativi.

 

I sistemi motivazionali

 Le qualità più importanti e profonde dei valori dipendono soprattutto da sistemi motivazionali studiati dalla psicoanalisi e dalle neuroscienze quali l’attaccamento (codice materno), l’accudimento (codice materno e paterno), il sistema cooperativo di scambio e il sistema competitivo di rango (codice fraterno), la sessualità finalizzata alla formazione di una coppia (codici erotici). Oggi, in sostanza, è possibile evidenziare all’interno del cervello i correlati neurofisiologici della nostra attività mentale, in particolare i sistemi affettivi ed emotivi di base da cui scaturiscono le motivazioni personali e le decisioni, che poi tutti noi, da adulti, riconosceremo come espressione dei nostri valori. Quando si è in grado di offrire una risposta adeguata e positiva all’intenzione promossa da un sistema motivazionale, si attiva una ricompensa di tipo emotivo, mentre un insuccesso implica lo sviluppo di emozioni negative. Da questi sistemi motivazionali decollano valori come l’appartenenza, la cura, la comprensione, la compassione, la responsabilità, l’autonomia, la libertà, la solidarietà, la seduzione e lo scambio. Pur essendo una risorsa filogenetica, i codici affettivi richiedono una sorta di saturazione positiva, alimentata dalla cura amorevole del bambino da parte dei genitori. In caso contrario, un soggetto, pur potendo contare sui codici affettivi come risorsa interna, non riuscirà a esprimere al meglio le loro potenzialità e i loro valori.

Trattandosi di dispositivi interni al servizio della vita e della sopravvivenza dell’uomo, i codici affettivi rappresentano in genere il veicolo di sentimenti positivi. Essi, dunque, quando hanno ricevuto una buona saturazione nel corso della crescita, sono anche orientati alla costruzione di buone relazioni di scambio sia a livello intrapsichico e sia a livello interpersonale.

Tutti questi valori implicano una relazione con gli altri: non possono essere insegnati! Essi vanno costruiti all’interno di relazioni significative.

 

Meccanismi interni disfunzionali

La tendenza a radicalizzare la propria verità, a militarizzare il proprio punto di vista affettivo negando il valore e l’utilità degli altri codici affettivi rappresenta una disfunzione psicologica che si attiva facilmente dentro tutte quelle persone che non sono state aiutate a saturare affettivamente in modo equilibrato i diversi codici affettivi.

Questo scelta disfunzionale rappresenta l’ostacolo più importante in vista dell’elaborazione di un’etica matura. L’imperialismo di un unico codice affettivo, infatti, impoverisce il mondo affettivo interno e impedisce il contatto con gli altri valori veicolati dagli altri codici affettivi naturali, che sono stati silenziati da questo dispositivo; diventa inoltre difficile utilizzare la relazione o eventualmente il conflitto come occasione per crescere e per scoprire altri sguardi affettivi, e quindi altri valori utili per muoversi nella realtà.

In questo processo patologico, avviene una metamorfosi negativa anche degli stessi valori che l’individuo ha conservato: da ideali positivi, che sanno dialogare e integrarsi con gli altri codici affettivi dentro l’individuo e nelle sue relazioni col mondo, essi si trasformano in valori rigidi e militarizzati. Così, essi perdono le proprie qualità ideali positive, sia all’interno dell’individuo sia nelle sue relazioni esterne, e si trasformano da utile Ideale dell’Io in una sorta di Super io rigido e violento. Non nutrito dall’amore dei genitori, in lui il codice del bambino esprimerà soprattutto paura, insicurezza, rabbia e dipendenza, il codice materno, a causa dell’ansia, apparirà debole o invischiante e invadente, il codice paterno, privo di buone identificazioni, sarà debole oppure autoritario, punitivo e controllante, l’articolazione del codice fraterno sarà ambivalente: troppo competitiva o troppo diffidente e sottomessa.

 

Cultura, valori e condizionamento sociale

 L’uomo non ha ancora acquisito dentro di sé la capacità di tradurre nella realtà in una forma armoniosa, completa e integrata tutta la complessa dotazione valoriale di cui dispone naturalmente. Non a caso, tutti i modelli sociali e politici che si sono affermati nel corso della storia umana rappresentano solo un’espressione parziale dei valori naturali: sono, quindi, da un punto di vista psicologico dei modelli incompleti. Per sostenere chi cresce, la cultura in tutte le sue diverse manifestazioni (religione, filosofia, scienze sociali, diritto, politica, sistema educativo e scolastico, narrazioni artistiche e letterarie, ecc.) nel corso dei secoli ha cercato di tracciare delle strade con indicazioni sempre più precise per trasmettere alle nuove generazioni la cornice etica dentro cui muoversi. Una volta imposti nella società come morale, e quindi come costume (la parola morale deriva dal latino mos, moris, significa, cioè, costume; allo stesso modo, anche la parola etica etimologicamente deriva dal greco antico etos, etikos che ha lo stesso significato di costume), tali strade diventano l’etica di riferimento per quella determinata società. Ogni morale sociale, tuttavia, più che essere un costume utile per la definizione dei propri valori, spesso si è trasformata in una corazza rigida che ha impedito alle nuove generazioni di evolversi o più semplicemente di pensare con più equilibrio a ciò che è giusto o sbagliato. Nella società, dunque, oggi come ieri, sono sempre stati presenti degli agenti patogeni capaci di condizionare negativamente i valori naturali di chi cresce. Oggi la ricerca dei propri valori da parte dei giovani si arresta molto presto a causa di elementi patogeni presenti nell’attuale cultura sociale: se sono scomparse, infatti, le grandi ideologie moralistiche, al loro posto è subentrata una cultura edonista e narcisistica che condiziona soprattutto gli individui più fragili. Ne deriva l’incapacità da parte di molti ragazzi di definire un proprio orizzonte etico.

Avere dei valori sentiti profondamente favorisce il benessere psicologico e offre sicuramente maggiori garanzie di creatività rispetto a una vita piatta, tranquilla e priva di scopi.

Diego Miscioscia; Psicoterapeuta, socio fondatore dell’Istituto Minotauro dove insegna nella scuola di psicoterapia. Ha pubblicato numerosi volumi. diegomiscioscia@libero.it

 

DiLorenzo Pierobon

Asclepeion il tempio della Voce

In questo tempo “sospeso” abbiamo sperimentato diversi stati, raccoglimento, silenzio, paure, morte e rinascita; Elaborare queste emozioni significa trarre un prezioso insegnamento che possa dare luogo a una reale nuova “nascita”. Per fare questo abbiamo bisogno di prenderci cura di noi stessi, di trovare un luogo (anche fisico) che possa permetterci di trasformare tutto ciò e di metterlo a disposizione per effettuare un salto di qualità in questa nuova esistenza.

Credo fermamente che utilizzare la Voce come “strumento sacro”, unita alla forza della presenza e dell’intenzione possa contribuire fortemente a questo processo di purificazione e di liberazione dalle paure patologiche. Luoghi fisici e luoghi virtuali ospiteranno questa nuova ritualità finalizzata al recupero del benessere personale.

© Lorenzo Pierobon 2020

I templi sotterranei

erano anche luoghi di guarigione e rinascita, in cui entrare col carico dei malanni e uscire rigenerati. Questo processo di purificazione poteva avvenire in vari modi: mediante l’aspersione con acque rese sacre dalla “presenza” del Numen  (Ablutio), il sonno rituale in grotta (Incubatio), o il passaggio per un varco naturale, il cui superamento rappresentava la morte simbolica del vecchio essere umano e la nascita del nuovo. (fonte wikipedia)

Riti eseguiti presso l’Asclepeion

C’erano due passaggi affinché un paziente potesse essere trattato nell’Asclepeion. Il primo dei quali era la fase di catarsi o purificazione. Ciò avveniva quando un paziente si sottoponeva a una serie di bagni e altri metodi di purificazione, come una dieta pulita per alcuni giorni o purificando le proprie emozioni attraverso l’arte. Il paziente quindi faceva un’offerta in denaro o una preghiera al tempio di Asclepio. Il sacerdote del tempio quindi offriva al paziente una preghiera con cui avrebbe alleggerito la mente del paziente e avrebbe creato una prospettiva più positiva per loro.

Successivamente, arrivava l’incubazione o terapia dei sogni. Questo era il processo in cui i pazienti avrebbero passato la notte nel tempio di Esculapio e durante la notte sarebbero stati visitati da un dio. Se il paziente era fortunato, Asclepio stesso lo avrebbe visitato. Il paziente avrebbe quindi ricevuto il trattamento adeguato mentre era in sogno o avrebbe ricevuto istruzioni da Asclepio su quali fossero i passi necessari per curare il disturbo. Se Asclepio non visitava il paziente, quando il paziente si svegliava, raccontava il suo sogno a un sacerdote o ad un interprete dei sogni e a seconda del tipo di sogno avrebbe ricevuto un certo tipo di trattamento. (fonte wikipedia)

INFO

DiLorenzo Pierobon

Lockdown e disturbo post traumatico da stress

 

Un articolo che analizza le possibili  ripercussioni che avrà l’epidemia di covid-19, i danni collaterali non calcolati, lo “tsunami emotivo” che è in corsa per raggiungere le persone che saranno coinvolte . Per far fronte a tutto questo serviranno professionisti che si sono preparati nel silenzio, lontano dai riflettori e dalle dirette televisive, serviranno persone  solide ed equilibrate, consapevoli  e ben preparate nell’arte della “cura”. 

Cosa implementare:

  • Unità di intervento sul territorio, a cui possano essere indirizzate le persone con stress post traumatico
  • Personale addestrato a lavorare con il trauma
  • Informazioni dettagliate e capillari per comunicare che una reazione psicologica allo stress  è NORMALE
  • Siti e app che possano raccogliere le richieste
  • Lista di attesa delle  persone in crisi acuta da prendere in carico in tempi brevi

Lorenzo Pierobon

 

ecco il link  per l’articolo completo in inglese Written by Dr Elke Van Hoof, Professor, health psychology and primary care psychology, Vrije Universiteit Brussel