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Concerto: Il respiro del suono 17 gennaio 2027- Biassono (MB)

17 GENNAIO Lorenzo Pierobon voce e elettronica

Un’esperienza di immersione meditativa tra suono e silenzio.

Come il respiro unisce corpo e mente, così la musica riunisce  ascolto e silenzio interiore.

Per riservare il tuo posto invia una mail a: info@yogalila.it

oppure un messaggio whatsapp al: 3429477581

Concerto: d-SaFe 18 ottobre – Monza (MB)

informazioni dettagliate su luogo e orario in via di definizione
Marco Pancaldi: chitarra, Pancaltulator
Lorenzo Pierobon: voce, macchine riverberatrici
Featuring – Fakhraddin Gafarov: tar, ney, balaban, voce
SOLO CON PRENOTAZIONE info.dsafe@gmail.com
indicando nome e numero posti:
riceverete conferma e dettagli sul luogo della performance.

Concerto rituale: Harmonics Art Ensemble 19 giugno 2027 Montallegro (GE)

Un concerto speciale, per un evento speciale, in un luogo speciale. Un rituale sonoro.

Harmonics Art Ensemble live nel bosco di Montallegro ore 21.30 ingresso libero con prenotazione obbligatoria

albergo Casa del Pellegrino: cell. 340 2423960 gianluca.maffezzoni@libero.it Fisso 018 5239003, www.casapellegrino.com

info di contatto: pierobon.lorenzo@gmail.com

 

 

Il Mistero della Voce 10 ottobre – Milano

Le date 10 ottobre – 12 dicembre  2026

13 febbraio – 10 aprile  2027

Un laboratorio che nasce dall’esperienza di Lorenzo Pierobon, musicoterapeuta, cantante e ricercatore della Voce, e dall’esigenza di iniziare a trasmettere una conoscenza accumulata in quasi trenta anni di ricerca e sperimentazione vocale. Gli incontri sono pensati per indagare lo strumento voce in maniera profonda, non soffermandosi esclusivamente sulla parte tecnica, ma esplorando le componenti più misteriose che conferiscono alla Voce lo status di “strumento trasformativo”. Le tecniche del canto armonico (overtones singing) ci accompagneranno in questo percorso alla scoperta della parte più nascosta e potente della voce: la componente esoterica. Tutti possono partecipare, non servono prerequisiti tecnici, in particolare è consigliato:

• A coloro che desiderano intraprendere un percorso di crescita personale e di consapevolezza

• Professionisti della relazione di aiuto (medici, psicologi, counselor, operatori olistici, insegnanti, etc).

• Artisti

• Cantanti e danzatori

• Esploratori

Gli incontri sono fruibili singolarmente, ma è fortemente consigliato il percorso completo, al termine del quale sarà rilasciato un attestato di frequenza. Per chi lo desiderasse è possibile attivare sessioni individuali di tutoring e supervisione in presenza, dove possibile, oppure online. (Gli incontri individuali, sono da considerarsi come costo a parte e saranno concordati direttamente con l’insegnante).

PROGRAMMA DETTAGLIATO

 

Presso:  Rajawara Viale Aretusa, 30, 20147 Milano MI

PROGRAMMA DETTAGLIATO 

Segreteria KAILASH e-mail informazioni@cckailash.it

pierobon.lorenzo@gmail.com.   cell. 3495845588

 

Il mistero della voce esplorazioni sonore e riflessioni per una nuova vocalità

In questo volume, Lorenzo Pierobon, musicoterapeuta, cantante e ricercatore, offre un’esplorazione accurata del ruolo della voce. L’autore intreccia in modo originale l’esperienza artistica con la ricerca teorica e le pratiche concrete, proponendo una visione che va oltre la semplice comunicazione. Il libro presenta un approccio che fonde musicoterapia, neuroscienze, tradizioni contemplative, canto armonico e ricerca musicale, offrendo al lettore un quadro completo e ragionato. Non si tratta di un manuale tecnico, né di un saggio accademico, ma di un’opera che restituisce alla voce la sua dimensione più autentica e universale: un ponte tra corpo, emozione, pensiero e creatività.
Un testo che non si limita a raccontare, ma invita a sperimentare in prima persona, restituendo al canto il suo valore originario e universale: un ponte tra presenza, ascolto e consapevolezza.
Un invito a riscoprire l’atto del cantare come gesto primordiale e contemporaneamente rivoluzionario: un mezzo per ritrovare radicamento e libertà, rivelando che la voce non è solo un mezzo di comunicazione, ma un cammino di conoscenza e trasformazione interiore.

Il nuovo album di d-safe: Minimo stimolo

Il 10 marzo 2024 la performance “mINIMosTIMOLo” si è materializzata  con la partecipazione di un attento pubblico. Il giorno seguente, nel medesimo spazio, è stata registrata una sessione continua su sei tracce (voce, chitarra e loop, durata 62:20) da cui è stato tratto il materiale sonoro dell’album.
In fase di mix non sono stati apportate correzioni o sovraincisioni.
si consiglia l’ascolto in cuffia
On March 10, 2024, the performance “mINIMosTIMOLo” took place in Monza before a small and attentive audience.
The following day, @ same venue, a 62:20 live improvisation was recorded on six tracks, which became the basis for the album.
No editing or overdubs were applied in the mixing process.

released November 15, 2025

Pancaldi: guitar + pedals + Pancaltulator™
Lorenzo Pierobon: voice + electronics

recording, mix, mastering: Giuseppe Ielasi
cover: Pierobon + Fabrizio Grigolo
produced by Pancaldi + Pierobon

all rights reserved

Hesychia

Il momento in cui la voce tace e tutto sembra sospeso non è ancora suono, non è più semplice respiro. È uno spazio intermedio, fragile e denso, dove il tempo si piega su sé stesso. In greco antico questo spazio ha un nome: hesychia., ἡσυχία che significa silenzio, quiete, tranquillità profonda. È una parola che nasce nel contesto del monachesimo cristiano orientale, e non indica semplicemente l’assenza di rumore, ma uno stato interiore di calma e presenza che si raggiunge attraverso la pratica del raccoglimento, della preghiera e della contemplazione.

Nel filone dell’esicasmo (dal greco hesychasmós), i monaci cercavano di entrare in una condizione di “pace del cuore”, dove il pensiero si fa trasparente e la mente si placa. L’Hesychia non è solo meditazione, ma una forma di ascolto radicale, in cui la parola sacra viene ripetuta fino a dissolvere il rumore mentale, lasciando emergere una presenza pura.

In senso più ampio, è lo stato del vuoto fertile, simile al silenzio interiore che molte tradizioni contemplative, anche orientali, hanno cercato: un centro immobile attorno al quale tutto può muoversi senza turbare. È una qualità che non è passività, ma attenzione vigilante.

Non si tratta di un silenzio vuoto, ma di un silenzio abitato, un silenzio che vibra come una sorgente sotterranea, non è solo assenza di rumore: è una qualità della presenza, un modo diverso di abitare il mondo. I monaci orientali la ricercavano attraverso la preghiera del cuore, ripetuta fino a dissolvere i pensieri. In quel silenzio, il cuore si allineava al respiro e il respiro alla voce interiore, generando uno stato di quiete che era al tempo stesso intensità e vigilanza. Nell’esperienza vocale, è la soglia che precede il canto. È il respiro che si ferma un istante prima dell’attacco, è la sospensione che contiene tutte le possibilità. La voce che nasce da lì porta con sé un’altra qualità: non è solo suono, ma presenza incarnata. È come se chi ascolta percepisse che non sta ricevendo un messaggio, ma entrando in un campo vibrante che lo riguarda da vicino.

Ogni voce autentica affonda le sue radici nel silenzio. Senza silenzio, il suono diventa superficie, parola detta senza radici, canto che scivola via. L’hesychia, invece, è il terreno fertile dove la voce trova nutrimento. È il grembo invisibile da cui ogni vibrazione prende forma. Immagina il momento in cui un cantante armonico inizia a generare gli overtone. Prima c’è un ascolto quasi invisibile, un raccoglimento che permette all’orecchio di percepire la trama sottile degli armonici, se questa sensazione non è presente, la mente corre, l’attenzione si frantuma e gli armonici si disperdono. Ma quando la quiete interiore diventa solida, allora la voce si apre come un prisma: dentro un solo suono si rivelano mondi. In questo senso, l’hesychia è un alleato del canto. Non è un silenzio che spegne, ma un silenzio che genera. È lo spazio che permette al suono di fiorire nella sua interezza.

Lorenzo Pierobon 2025 ©

Il Calice. Offerta e trasformazione

Ci sono forme che abitano l’inconscio collettivo come se fossero strutture archetipiche. Il calice è una di queste. Non è solo un oggetto, non è nemmeno soltanto un simbolo: è un contenitore di energie, una figura viva che attraversa miti, riti, e visioni. È un grembo, ma anche un tempio. È il luogo in cui la materia si trasforma e lo spirito si manifesta. Chi lavora con il suono e con la  voce, chi ha esplorato il corpo come luogo di coscienza, lo sa: ci sono momenti in cui non siamo più noi a cantare, ma qualcosa ci attraversa. In quei momenti, il corpo stesso si fa calice.

Tutto parte da un gesto, da una postura, da una disposizione interna. Le mani che si aprono a coppa, i gomiti che si divaricano come i bordi di una coppa antica, il busto che si rilassa e accoglie. Ma non è semplice anatomia: è un’architettura sacra. Il calice è forma di raccolta e di offerta. È insieme apertura e contenimento. È la soglia tra ciò che è invisibile e ciò che si manifesta. E questo gesto — che all’inizio può sembrare solo fisico — in realtà è un atto interiore, una disposizione alla ricezione.

Il simbolismo del calice si ritrova ovunque: nei culti antichi della Dea, dove il vaso sacro rappresentava il grembo della Terra e il principio della vita; nei misteri greci, dove era l’utensile del mescolamento tra vino e acqua, ovvero tra spirito e corpo; nella coppa del Graal, che più di ogni altro oggetto incarna il mistero dell’incontro fra umano e divino. Ma si ritrova anche nella Kabbalah, dove la Shekinah, la presenza del divino, è spesso evocata come un calice che raccoglie la luce. È presente nei Tarocchi, nella coppa dell’Asso di Coppe che trabocca d’acqua spirituale, o nella Regina che la regge come se fosse un cuore segreto. E nell’alchimia, dove vas hermeticum è il vaso chiuso, l’alambicco in cui la materia prima si dissolve per rinascere.

Il calice è, in ogni tradizione, uno strumento di trasformazione. Ma non trasforma per reazione: trasforma per presenza. Perché è il vuoto che crea la possibilità del pieno. È la forma che accoglie il mistero. Non funziona se è pieno di sé: funziona quando è vuoto ma pronto. E in questo senso, il calice è un simbolo radicale, quasi provocatorio, in una cultura che ci spinge costantemente a riempire, a esprimere, a dire. Il calice insegna il contrario: insegna a preparare lo spazio, a creare la condizione, a ricevere ciò che non può essere forzato.

Nella mia ricerca vocale, questo archetipo ha assunto via via un ruolo centrale. Non perché io lo abbia scelto: ma perché è emerso, spontaneamente, come accade con i veri simboli. Si è fatto sentire. Prima come gesto, poi come intuizione, poi come pratica viva. La voce, quando entra in relazione con il calice, cambia natura. Non è più suono diretto, volontario. Diventa eco del vuoto, risposta di qualcosa che non può essere previsto. Il calice vocalico non produce, ma chiama. Non proietta, ma riceve e poi lascia andare.

C’è una potente analogia tra le tre fasi della pratica e le tre configurazioni del calice. Seduto, con i gomiti aperti all’altezza dell’ombelico: il calice è basso, terrestre, legato al radicamento, alla raccolta delle acque interiori. In piedi, con le mani a coppa davanti alla gola: il calice è al centro, allineato al cuore e alla gola, punto d’incrocio tra emozione e vibrazione. Infine, il calice cosmico: braccia sollevate, corpo che si fa colonna, mani che si aprono verso l’alto — il calice diventa offerta, risonatore celeste, antenna sonora. Ogni posizione corrisponde a un’attitudine dell’anima, a un diverso livello del processo trasformativo.

Ma quello che più mi affascina è come questa geometria invisibile agisca a prescindere dalla nostra volontà. Quando il corpo assume questa forma, qualcosa inizia ad accadere. Non c’è bisogno di comprendere tutto: è sufficiente sentire. Il calice è una forma che accadedentro il corpo. Ed è allora che la voce si allinea, che il suono si verticalizza, che la vibrazione si organizza in modo nuovo. Non si tratta solo di tecnica vocale: è una questione di presenza. Di disposizione rituale. Di accordatura interiore.

In molte tradizioni spirituali, il calice è anche il luogo della conoscenza indicibile. È il contenitore dell’Akasha, della memoria del mondo, di ciò che non si può afferrare con la logica. È il luogo dove la voce del mondo può depositarsi. In questo senso, il calice è strumento di ascolto prima ancora che di espressione. Ecco perché la voce che nasce dal calice ha una qualità diversa: è densa, ma non pesante. È piena, ma non invadente. Filosoficamente, il calice è una soglia. Un concetto liminale. È il punto in cui il dentro e il fuorisi incontrano senza fondersi, ma rimanendo in relazione viva. Nella voce questo si percepisce con forza: quando il suono viene generato dal calice, non è più interamente mio, né interamente dell’altro. È intersoggettivo, é comunione vibrante. Diventa ponte, trasmissione, evento sonoro condiviso, voce che si fa spazio, che non ha più bisogno di affermarsi.

Non è un caso che nelle iniziazioni antiche il calice fosse sempre presente. Si beveva da una coppa per suggellare un patto, per assumere un sapere, per essere trasformati. Ma il vero calice iniziatico non era quello esterno: era la disposizione interiore a lasciarsi svuotare. Il vino, il sangue, l’acqua sacra  erano solo simboli esteriori di un processo più profondo. Il calice rituale era lì per ricordare che l’anima, per essere riempita di luce, deve prima imparare a essere vuota.

E forse è proprio questa la lezione più potente del calice: che la voce più vera nasce da un centro vuoto. Che il suono più naturale non è quello che decidiamo, ma quello a cui  permettiamo di manifestarsi. E che il corpo, quando si fa calice, diventa luogo in cui l’invisibile può manifestarsi attraverso la vibrazione.

Chi ha vissuto un’esperienza vocale autentica lo sa. In un certo istante, inspiegabile, la voce si trasforma. Non è più solo tua. Non è più solo suono. È rivelazione. È presenza sonora del mistero. È il calice che canta.

Lorenzo Pierobon 2025 ©

Seminario: Oltre la Voce il rito del Solstizio 17-20 giugno 2027- Rapallo (GE)

Montallegro-Rapallo  17-18-19-20  giugno 2027

nella serata di sabato  19 giugno verrà proposto un concerto rituale , nella splendida cornice del bosco superiore (aperto al pubblico esterno), dell’Harmonics Art Ensemble composto dai partecipanti al seminario più ospiti speciali.

Un bosco magico pieno di lucciole, un panorama mozzafiato, un luogo incantato; questa sarà  la cornice  dell’edizione 2027 del seminario OLTRE LA VOCE.

23ma  edizione:

condotto da Lorenzo Pierobon. Un’occasione per entrare in contatto profondo…

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