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Il suono dentro. Come la voce e le frequenze parlano alle nostre cellule

Siamo abituati a pensare al suono come a qualcosa che percepiamo esclusivamente con le orecchie o che ci regala emozioni attraverso la musica. Ma ti sei mai chiesto cosa succede dentro il tuo corpo quando emetti un suono o vieni investito da un’onda acustica?

La scienza sta iniziando a rispondere a questa domanda in modo sorprendente. Una ricerca scientifica intitolata “Acoustic modulation of mechanosensitive genes and adipocyte differentiation” ha dimostrato che le cellule del nostro corpo non solo “sentono” il suono, ma reagiscono direttamente a esso modificando la propria attività genica. In altre parole: la voce e le vibrazioni sonore sono veri e propri stimoli biologici.

Come fanno le cellule ad “ascoltare”?

Per molto tempo la scienza ha studiato come le cellule reagiscono a forze fisiche evidenti, come la pressione o lo stretching. Questa ricerca, invece, ha voluto capire l’effetto delle frequenze  sonore udibili.

Utilizzando sistemi di controllo precisi all’interno dei laboratori, i ricercatori hanno scoperto un vero e proprio percorso di “ascolto” cellulare:

  1. Il contatto: Le onde acustiche stimolano i punti di ancoraggio delle cellule con l’esterno (i cosiddetti contatti focali).
  2. L’attivazione: Questo stimolo mette in moto una proteina specifica (la chinasi FAK) e attiva geni legati alla risposta meccanica.
  3. Il cambiamento: Le cellule rispondono modificando la propria struttura interna ed espandendo i loro confini.

Curiosamente, lo studio ha evidenziato che le cellule dei tessuti connettivi e muscolari sono tra le più sensibili a questo tipo di stimolazione, arrivando persino a frenare la maturazione delle cellule di grasso quando esposte a onde acustiche continue o periodiche.

Quindi, come unire voce e benessere miofasciale? Se le cellule rispondono alla pressione e alle vibrazioni sonore, possiamo sfruttare la nostra stessa voce come uno strumento di stimolazione consapevole. Unendo i principi di questa ricerca alla cura del corpo, possiamo focalizzarci su due obiettivi: il rilassamento miofasciale e la performance vocale.

Rilasciare le tensioni con il “massaggio sonoro” interno

I tessuti connettivi del nostro corpo amano la vibrazione. Quando emettiamo suoni a bassa frequenza e a intensità costante,  come il classico humming (il ronzio a bocca chiusa), l’onda sonora non viaggia solo nell’aria, ma si propaga per conduzione interna attraverso le ossa e i tessuti molli.La voce è uno strumento complesso, ricco di frequenze e armoniche. Lo studio ha dimostrato che la varietà delle forme d’onda (da quelle semplici a quelle più complesse) genera risposte cellulari differenti.

Lavorare sull’emissione di vocali aperte e sulla risonanza permette di utilizzare uno spettro armonico completo. Mantenere una pressione d’aria stabile e controllata durante la fonazione garantisce uno stimolo meccanico sano sui tessuti fonatori, favorendo l’efficienza vocale e la resistenza allo stress fisico.

La chiave di tutto: costanza e intenzione

Dalla ricerca emerge un dettaglio fondamentale: gli stimoli acustici occasionali non bastano a creare cambiamenti profondi. Sono la persistenza e la regolarità, e aggiungerei anche l’intenzione , nel tempo ad attivare le risposte geniche a lungo termine (come quelle osservate dopo cicli ripetuti di stimolazione). Integrare piccoli momenti di lavoro vocale consapevole e intenzionale nella propria routine quotidiana non significa solo migliorare il modo in cui parliamo o cantiamo, ma entrare in risonanza profonda con la biologia del nostro corpo.

Lorenzo Pierobon 2026©

 

L’impermanenza come pratica di presenza. Dal Budōshoshinshū di Daidōji Yūzan alla ricerca vocale

Ci sono libri che arrivano in un momento preciso della vita e sembrano parlare di qualcosa che appartiene a un’altra epoca, un altro mondo, un’altra forma di esistenza. Poi, lentamente, ci si accorge che stanno parlando proprio di noi, del nostro tempo. Il Budōshoshinshū di Daidōji Yūzan è uno di questi libri. Scritto nel Giappone del periodo Edo da un samurai, stratega e uomo colto, il testo raccoglie insegnamenti rivolti alla formazione morale e comportamentale del guerriero. Ma definirlo semplicemente un manuale di comportamento samuraico sarebbe riduttivo. Yūzan parla di disciplina, responsabilità, sobrietà, coraggio, studio, rapporto con gli altri e, soprattutto, della necessità di tenere costantemente presente la propria impermanenza. È proprio questo aspetto a renderlo interessante oggi. Yūzan non parla soltanto del guerriero che deve essere pronto a morire. Parla dell’uomo che deve imparare a vivere sapendo di poter morire. La differenza è enorme. Nel passaggio del Budōshoshinshū che mi ha colpito maggiormente, Yūzan paragona la vita alla rugiada della sera e alla brina del mattino: qualcosa di fragile, transitorio, destinato a dissolversi. La consapevolezza della morte non dovrebbe produrre passività, paura o nichilismo. Il guerriero che sa che la vita è incerta non può permettersi di vivere continuamente rimandando. Non può rimandare la parola da dire, il dovere da compiere, lo studio, la cura delle relazioni, il lavoro su di sé. La morte, in questa prospettiva, diventa una misura del tempo. E forse è proprio questo che possiamo recuperare oggi, lasciando cadere tutto ciò che appartiene alla società feudale, alla gerarchia, alla guerra e alla specifica morale del samurai. Abbiamo bisogno di diventare più presenti.

Viviamo in un periodo storico nel quale abbiamo sviluppato una quantità enorme di strumenti per evitare il confronto con il limite.Possiamo distrarci continuamente. Possiamo riempire ogni piccolo spazio vuoto. Possiamo trasformare  ogni esperienza in contenuto, consumo, prestazione, comunicazione, esibizione. Anche la nostra identità può essere continuamente modificata nel presentarla agli altri. In questo scenario la morte diventa quasi un’anomalia del sistema. La si nasconde, la si medicalizza, la si sposta fuori dalla quotidianità. E soprattutto si tende a evitare il pensiero della propria impermanenza. Yūzan propone esattamente il contrario. Non dice: medita sulla morte per vivere male. Dice : ricorda che morirai, così puoi smettere di vivere come se avessi un tempo infinito. È un principio molto diverso dal culto della morte. La consapevolezza della morte ci rende più responsabili.E questo punto, per me, è centrale. Sapere che la vita  è limitata significa assumersi maggiormente la responsabilità di ciò che facciamo del tempo che ci rimane. Se provo a portare questo principio nel presente, penso  a qualcuno che deve imparare a stare dentro la propria vita senza fuggire continuamente da ciò che sente. Il nostro campo di battaglia è spesso molto meno evidente. È la dispersione, il rumore, l’incapacità di stare nel silenzio, il bisogno continuo di conferme,l’ansia di essere riconosciuti, la difficoltà di accettare di non essere sempre all’altezza dell’immagine che abbiamo costruito di noi stessi. Ed è qui che il concetto di disciplina di Yūzan può essere recuperato. Disciplina non significa rigidità. Significa scegliere una direzione e tornarci ogni giorno. Studiare, ascoltare, allenare il corpo e la mente. Imparare a riconoscere le proprie emozioni. Mantenere una parola data. Fare ciò che abbiamo deciso di fare anche quando l’entusiasmo iniziale è finito. La disciplina, in questo senso, è una forma di libertà dalla propria instabilità.

La  Via della Voce

È qui che il discorso diventa, per me, ancora più concreto. Da anni lavoro con la voce, il canto, il canto armonico, la musica e l’ascolto, e più approfondisco questo territorio, più mi accorgo che la voce è uno strumento straordinario per studiare il rapporto tra intenzione, corpo, attenzione e presenza. La voce non può essere completamente separata da chi la produce. Posso costruire un suono, posso tecnicamente correggere un’emissione, lavorare sulla respirazione, sulla risonanza, sull’articolazione, sull’intonazione. Ma esiste sempre qualcosa che precede il suono. C’è una disposizione interna, il modo in cui sto nel corpo, in cui dirigo l’attenzione, il rapporto con il respiro, il modo in cui affronto il silenzio prima di emettere il suono, ma soprattutto la capacità di non forzare. Questo aspetto mi sembra sorprendentemente vicino all’etica di Yūzan. La voce non migliora semplicemente perché cerchiamo di produrre più suono. A volte migliora quando smettiamo di ostacolarla. Il lavoro vocale serio contiene quindi una componente fondamentale: obbliga a confrontarsi con il limite. Il limite dell’estensione, della resistenza, del controllo, della precisione e dell’ego. E prima o poi arriva il momento nel quale il cantante deve accettare una cosa molto semplice: non può essere tutto. La voce, come la vita descritta da Yūzan, è fragile e transitoria. Non possiamo trattenerla. Possiamo solo essere presenti mentre accade.

C’è una frase che utilizzo spesso nel mio lavoro: ogni suono è un piccolo esercizio di impermanenza perché il suono ci insegna concretamente che nulla rimane: emetto una nota, la ascolto. La nota si trasforma, decresce e scompare. Quando lavoro con gli armonici, l’attenzione deve diventare estremamente sottile. Una piccola variazione nella posizione della lingua, nella forma della cavità orale, nella pressione, nel flusso respiratorio può modificare profondamente ciò che ascoltiamo. Si tratta di imparare ad ascoltare il momento in cui l’armonico emerge. E qui la pratica vocale assume una dimensione  meditativa: ascolto, ripetizione, presenza, apprendimento. Esiste poi un altro elemento che considero importante. La pratica della voce può diventare facilmente una pratica dell’ego. Anche la ricerca vocale può diventare una forma sofisticata di narcisismo. È possibile passare anni a cercare “il proprio suono” e, nel frattempo, non ascoltarsi realmente. Qui il  pensiero di Yūzan può essere preso ad esempio. Se ricordo che tutto ciò che sto facendo è transitorio, anche il bisogno di dimostrare qualcosa perde parte della sua forza. La voce non deve più dimostrare chi sono. Può diventare il luogo nel quale scopro chi sono mentre lo sto facendo. Questo cambia completamente il rapporto con la pratica vocale. Yūzan insiste molto sullo studio e sulla formazione. Il guerriero non dovrebbe smettere di imparare. Non dovrebbe vivere esclusivamente di ciò che sa già. Questo principio è particolarmente importante per chi fa ricerca. Ricercare significa, almeno per me, accettare continuamente di non sapere. È facile innamorarsi delle proprie intuizioni. Molto più difficile è sottoporle alla prova. Nel campo della voce e del suono questo è fondamentale. Possiamo avere esperienze estremamente forti durante il canto, percepire vibrazioni, modificazioni della percezione corporea, stati di particolare concentrazione, sensazioni di espansione o di alterazione della coscienza. Questo è un punto sul quale credo sia necessario essere rigorosi. La ricerca personale può generare domande straordinarie. Non necessariamente risposte definitive. Per questo considero importante mantenere insieme due atteggiamenti che apparentemente sembrano opposti: apertura e disciplina. Anche questa, a suo modo, è una forma di disciplina del guerriero. Nel testo di Yūzan ritorna un tema che oggi sembra quasi controcorrente: il valore della persona non coincide con la sua visibilità. I samurai idealizzati da Yūzan non ostentavano ricchezza, non parlavano continuamente dei propri guadagni, non costruivano la propria identità sulla necessità di mostrare agli altri quanto valevano. È interessante osservare quanto questo principio sia distante dalla nostra cultura contemporanea. Ma la ricerca autentica ha bisogno anche di momenti nei quali nessuno guarda. È nel laboratorio personale, nel silenzio, nella ripetizione di un esercizio che non verrà pubblicato, nell’ascolto di una registrazione che non mostreremo a nessuno, che spesso avviene il lavoro più importante. Questa è forse una delle lezioni più interessanti che possiamo recuperare dall’etica samuraica: l’eccellenza non ha necessariamente bisogno di esposizione.

Un respiro alla volta.
Un suono alla volta
poi il silenzio.
Anche il suono impara a morire.

Lorenzo Pierobon 2026©

 

Concerto: Il respiro del suono 17 gennaio 2027- Biassono (MB)

17 GENNAIO Lorenzo Pierobon voce e elettronica

Un’esperienza di immersione meditativa tra suono e silenzio.

Come il respiro unisce corpo e mente, così la musica riunisce  ascolto e silenzio interiore.

Per riservare il tuo posto invia una mail a: info@yogalila.it

oppure un messaggio whatsapp al: 3429477581

 

Concerto: d-SaFe 18 ottobre – Monza (MB)

Monza 18 ottobre ore 18.30
Marco Pancaldi: chitarra, Pancaltulator
Lorenzo Pierobon: voce, macchine riverberatrici
Featuring – Fakhraddin Gafarov: tar, ney, balaban, voce
SOLO CON PRENOTAZIONE a   info.dsafe@gmail.com
indicando nome e numero posti:
riceverete conferma e dettagli sul luogo della performance.

Concerto rituale: Harmonics Art Ensemble 19 giugno 2027 Montallegro (GE)

Un concerto speciale, per un evento speciale, in un luogo speciale. Un rituale sonoro.

Harmonics Art Ensemble live nel bosco di Montallegro ore 21.30 ingresso libero con prenotazione obbligatoria

albergo Casa del Pellegrino: cell. 340 2423960 gianluca.maffezzoni@libero.it Fisso 018 5239003, www.casapellegrino.com

info di contatto: pierobon.lorenzo@gmail.com

 

 

Feedback auto-organizzato e canto armonico

Nel mondo dei sintetizzatori questo fenomeno è molto evidente. Quando si parla di feedback auto-organizzato non si intende semplicemente il classico ritorno di segnale che produce un feedback o una saturazione. Nei sintetizzatori modulari, per esempio, il segnale può essere reintrodotto nel sistema attraverso percorsi non lineari. Un’uscita può rientrare in un filtro, il filtro può modulare un oscillatore, l’oscillatore può a sua volta influenzare un inviluppo o un generatore di controllo. A quel punto il circuito non si comporta più come una semplice catena lineare ma come un sistema dinamico. Ogni variazione in un punto del sistema modifica tutto il resto.

Quando il canto armonico viene praticato in gruppo succede qualcosa di molto simile a ciò che accade nei sistemi di feedback complessi. Non siamo più davanti a singole voci isolate ma a un campo sonoro collettivo. Ogni voce entra nel sistema come una sorgente che interagisce continuamente con le altre.

Nel canto armonico questa interazione è particolarmente intensa perché la voce non produce soltanto una nota fondamentale. Genera anche una serie di armonici che possono essere messi in evidenza con la modulazione della cavità orale, della lingua e delle labbra. Quando più persone fanno questo contemporaneamente si crea una trama acustica estremamente ricca. Le serie armoniche delle diverse voci iniziano a sovrapporsi, a rinforzarsi o a interferire tra loro.

A quel punto il gruppo funziona come una rete di feedback acustico naturale. Ogni cantante ascolta il campo sonoro complessivo e modifica inconsciamente microparametri della propria emissione: l’intonazione, l’intensità, la posizione del suono. Queste piccole regolazioni cambiano l’equilibrio generale e generano nuove configurazioni armoniche che a loro volta influenzano gli altri cantori.

Il risultato è un sistema auto-organizzato.

Spesso, durante queste pratiche, emergono fenomeni che non sono stati pianificati. Si percepiscono pulsazioni collettive, battimenti ritmici tra armonici vicini, oppure armonici molto chiari che sembrano apparire nello spazio tra le voci. Alcuni partecipanti raccontano addirittura di sentire una sorta di “terza voce”, come se il gruppo generasse un suono supplementare.

Dal punto di vista acustico questo avviene perché le onde sonore delle diverse voci entrano in interferenza costruttiva e distruttiva. Ma dal punto di vista percettivo l’esperienza è più complessa: il gruppo diventa una specie di organismo sonoro unico.

In questo contesto possono verificarsi anche vere e proprie biforcazioni del sistema vocale collettivo. Basta una variazione minima qualcuno che sposta leggermente la fondamentale, qualcuno che enfatizza un altro armonico perché l’intero campo sonoro cambi configurazione. Una tessitura stabile può improvvisamente trasformarsi in una pulsazione comune. Un bordone continuo può aprirsi in una trama di armonici molto brillanti.

È qui che il canto armonico di gruppo diventa qualcosa di più di una tecnica vocale. Diventa una pratica di ascolto profondo. Ogni cantante smette di controllare rigidamente il proprio suono e inizia a lavorare sul limite tra intenzione e adattamento. In un certo senso il gruppo pratica una forma sonora di equilibrio dinamico: ognuno mantiene il proprio centro vocale ma allo stesso tempo si lascia influenzare dal campo collettivo.

Quando questo equilibrio funziona bene accade una cosa molto interessante. Il gruppo entra in uno stato di coerenza acustica. Le voci si allineano progressivamente e il sistema diventa più stabile ma anche più sensibile. In questa condizione basta un gesto minimo per generare trasformazioni percepibili.

Per questo il canto armonico in gruppo non è soltanto un’esperienza musicale. È un laboratorio vivente di sistemi complessi. Le voci creano un ambiente vibratorio condiviso che evolve nel tempo. Il musicista non si limita più a produrre suono ma partecipa a un processo collettivo di organizzazione sonora, dove l’ascolto reciproco diventa il vero motore della trasformazione.

Lorenzo Pierobon 2026 ©

 

Il Mistero della Voce 12 dicembre – Milano

Le date:  12 dicembre  2026

13 febbraio – 10 aprile  2027

Un laboratorio che nasce dall’esperienza di Lorenzo Pierobon, musicoterapeuta, cantante e ricercatore della Voce, e dall’esigenza di iniziare a trasmettere una conoscenza accumulata in quasi trenta anni di ricerca e sperimentazione vocale. Gli incontri sono pensati per indagare lo strumento voce in maniera profonda, non soffermandosi esclusivamente sulla parte tecnica, ma esplorando le componenti più misteriose che conferiscono alla Voce lo status di “strumento trasformativo”. Le tecniche del canto armonico (overtones singing) ci accompagneranno in questo percorso alla scoperta della parte più nascosta e potente della voce: la componente esoterica. Tutti possono partecipare, non servono prerequisiti tecnici, in particolare è consigliato:

• A coloro che desiderano intraprendere un percorso di crescita personale e di consapevolezza

• Professionisti della relazione di aiuto (medici, psicologi, counselor, operatori olistici, insegnanti, etc).

• Artisti

• Cantanti e danzatori

• Esploratori

Gli incontri sono fruibili singolarmente, ma è fortemente consigliato il percorso completo, al termine del quale sarà rilasciato un attestato di frequenza. Per chi lo desiderasse è possibile attivare sessioni individuali di tutoring e supervisione in presenza, dove possibile, oppure online. (Gli incontri individuali, sono da considerarsi come costo a parte e saranno concordati direttamente con l’insegnante).

PROGRAMMA DETTAGLIATO

 

Presso:  Rajawara Viale Aretusa, 30, 20147 Milano MI

PROGRAMMA DETTAGLIATO

Segreteria KAILASH e-mail informazioni@cckailash.it

pierobon.lorenzo@gmail.com.   cell. 3495845588

 

Il mistero della voce esplorazioni sonore e riflessioni per una nuova vocalità

In questo volume, Lorenzo Pierobon, musicoterapeuta, cantante e ricercatore, offre un’esplorazione accurata del ruolo della voce. L’autore intreccia in modo originale l’esperienza artistica con la ricerca teorica e le pratiche concrete, proponendo una visione che va oltre la semplice comunicazione. Il libro presenta un approccio che fonde musicoterapia, neuroscienze, tradizioni contemplative, canto armonico e ricerca musicale, offrendo al lettore un quadro completo e ragionato. Non si tratta di un manuale tecnico, né di un saggio accademico, ma di un’opera che restituisce alla voce la sua dimensione più autentica e universale: un ponte tra corpo, emozione, pensiero e creatività.
Un testo che non si limita a raccontare, ma invita a sperimentare in prima persona, restituendo al canto il suo valore originario e universale: un ponte tra presenza, ascolto e consapevolezza.
Un invito a riscoprire l’atto del cantare come gesto primordiale e contemporaneamente rivoluzionario: un mezzo per ritrovare radicamento e libertà, rivelando che la voce non è solo un mezzo di comunicazione, ma un cammino di conoscenza e trasformazione interiore.

Il nuovo album di d-safe: Minimo stimolo

Il 10 marzo 2024 la performance “mINIMosTIMOLo” si è materializzata  con la partecipazione di un attento pubblico. Il giorno seguente, nel medesimo spazio, è stata registrata una sessione continua su sei tracce (voce, chitarra e loop, durata 62:20) da cui è stato tratto il materiale sonoro dell’album.
In fase di mix non sono stati apportate correzioni o sovraincisioni.
si consiglia l’ascolto in cuffia
On March 10, 2024, the performance “mINIMosTIMOLo” took place in Monza before a small and attentive audience.
The following day, @ same venue, a 62:20 live improvisation was recorded on six tracks, which became the basis for the album.
No editing or overdubs were applied in the mixing process.

released November 15, 2025

Pancaldi: guitar + pedals + Pancaltulator™
Lorenzo Pierobon: voice + electronics

recording, mix, mastering: Giuseppe Ielasi
cover: Pierobon + Fabrizio Grigolo
produced by Pancaldi + Pierobon

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